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Prefazione a cura di GIUSEPPE LIUCCIO Maria Lembo è una cilentana della diaspora con il cuore ferito dalla lacerante nostalgia per quell'anfiteatro di mare, che si spalanca dalla terrazza del Monte Stella con a destra Licosa che canta, con la nenia della risacca, la storia di amore e morte della Sirena gabbata da Ulisse e a sinistra la collina di Velia che sibila al vento della sera il sottile sofisma di Parmenide orgoglioso e di Zenone bello come un dio. L'eco degli ulivi sbrigliati dalla brezza la rincorre fin lassù, nel Piemonte, nella città del lavoro e dell'emigrazione con le Alpi innevate a far da quinta. E alla moviola dei ricordi si fissano e si esaltano schegge di esistenza levigate dalla carezza calda della poesia. [...] E speranza ed amore diventano ragione di esistenza, come il passato che popola e sostanzia le emozioni del presente. "Non mi nasconderò più negli ulivi dei miei pensieri, non ascolterò immobile il canto delle cicale a luglio non mi riposerò più sotto l'ombra di un pino a fissare il mare". Esplode cosi il lamento del poeta; ma è proprio il bigio degli ulivi, la schiuma del mare, la voce dei vecchi, il suono di un corno per la sveglia notturna nell'avvicinarsi di un temporale che dall'Eden dell'infanzia irrompono a dare sostanza e ragione al presente e a lenire l'amarezza, a volte arida, dell'età matura. E' il Cilento il filo conduttore di questa nuova raccolta poetica di Maria Lembo. [...] E la speranza si carica di desiderio e prefigura un futuro migliore "Desiderio di una porta aperta per il pellegrino solitario con il pane dell'amore l'ascesa d un canto il candore di un giglio nel riflesso di un sorriso": E questo messaggio di solidarietà umana e di speranza, nel segno dell'amore, è il meglio* dalla poesia di questa nuova raccolta di Maria Lembo, che si ritaglia un suo posto dignitoso nel panorama letterario nazionale. GIUSEPPE LIUCCIO |
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